Wooden Shjips live in Roma – 14 marzo 2019

Nell’autunno 2018 io e Enrico siamo stati intrigati dall’ultimo album V dei Wooden Shjips, gruppo statunitense capitanato dal chitarrista ERipley Johnson. Lo stile musicale della band è un rock psichedelico sulle tracce della West Coast americana.
Da qui la decisione di andare a Roma al circolo Monk, lo scorso 14 marzo, dove si esibivano.
Nel concerto, il suono è stato incalzante, raffinato, avvolgente. Nel gruppo, composto da quattro musicisti (Nash Whalen all’organo, Omar Ahsanuddin alla batteria, Dusty Jermier alla basso) ha spiccato la chitarra di Ripley Johnson, che di fatto guida e trascina la band (e il pubblico) per tutto il concerto, in un vortice caldo e colorato. I riff di chitarra sono sembrati puliti e mai ripetitivi, gli affondi in distorsione mai grezzi o cupi. L’effetto finale è stato un suono piacevole e coinvolgente, per oltre un‘ora di musica, con un pubblico (non particolarmente giovane) entusiasta.
Sul fondale dietro i musicisti (e quindi addosso a loro!) Sanae Yamada, la compagna (sia nei Moon Duo che nella vita) di Ripley, proiettava dei giochi di luce caleidoscopica in un loop psichedelico.
Efficiente la gestione del Monk nell’organizzazione degli spazi (di fronte alla sala concerto, oltre un cortile, c’è un piacevole ritrovo con cucina e bar), oltre che nella possibilità di offrire una fruizione di qualità della musica.

https://youtu.be/xN0bkvD7SaA

Stavolta piano

Egon Schiele: l’abbraccio

 

Piano,

stavolta piano,

perché il gemito

non diventi affanno,

perché la salita

diventi piano,

per tornare ancora da te.

Piano,

stavolta piano,

cercando il tempo

per sfiorarci,

cercando la bocca

per baciarci,

cercando i nostri corpi stesi

Piano,

stavolta piano,

perché l’onda 

ci sorprenda,

e di brividi attraversi

i nostri cuori affranti,

in cerca di un riparo.

Piano,

ma ora non più piano,

quando arriva il vento

che travolge i sensi,

valanga dalla cima

che cerca il porto,

per venire assieme a te.

Tre vite

Dei miei 17 anni
che ho vissuto nell’incertezza del presente

Dei miei 37 anni
che ho guardato ridendo il futuro

Dei miei 57 anni
che ho fermato per guardarmi le spalle

Restano boccioli di rosa
che li racchiudono tutti assieme

Scrivo

Alighiero Boetti

Così resto,
in calma di vento,
sospeso nel movimento
tra il mare e la sabbia,
a fare ciò che il giorno
ancora mi ripete,
come vela alla deriva
come pietra senza tempo.
A cercar isole
per le mie spazzature,
in solitudine immerso
davanti a un telefono,
a tavola con un amico
per scambiar parole

Migranti

In questo inizio d’anno di ricerca di nuove idee, è stato necessario cambiare le immagini di copertina, che nel 2019 sono dedicate ai tema dei migranti, un esodo di popoli che lascia sgomenti e increduli, per la portata e per le conseguenze, umanitarie, politiche, personali, che comporta. Così, le foto che vedrete, sono state scattate da me ad Antibes (Francia) nel settembre 2018: erano disegnate sul muro che circonda il porto.

2019

Ho voluto sperimentare nel breve racconto che ho scritto, la connessione con dei link musicali, dato che di questo tratta il testo. Mi pare che l’ipertesto permette di entrare meglio nel clima di ciò che state leggendo. Ogni commento è gradito!