L’attesa

Stato


Grant Haffner

Ancora ti muovevi
rotolando
perché piccolina

Mi guardavi da dentro
con sguardo furtivo
(il tuo, di birichina)

Cercavi un abbraccio
per fermare 
l’impatto nel mondo

Cercavi i corpi caldi
generanti
in un segreto girotondo

Cercavi un nome
che tuo padre
ti accarezzasse attorno 

Per coprire la distanza 
di quella sottile,
momentanea lontananza.

 

                                                                         Per Alberto

 

Primavera

Alessandro Colonnetta, Campo di fiori sferzato dal vento

Gocce di nero
macchiano di inchiostro
le parole politiche
della mia cattiva gioventù.

E il rosso appare,
dei papaveri industriali
spazzati dalla pioggia
nei giorni d’estate.

E l’azzurro appare,
dei cieli del Nord
nei prati specchiati
di fronte al mare.

E il bianco appare,
dei gelsomini odoranti
mentre seduto, in ozio
sogno un altro sogno.

Stavolta piano

Egon Schiele: l’abbraccio

 

Piano,

stavolta piano,

perché il gemito

non diventi affanno,

perché la salita

diventi piano,

per tornare ancora da te.

Piano,

stavolta piano,

cercando il tempo

per sfiorarci,

cercando la bocca

per baciarci,

cercando i nostri corpi stesi

Piano,

stavolta piano,

perché l’onda 

ci sorprenda,

e di brividi attraversi

i nostri cuori affranti,

in cerca di un riparo.

Piano,

ma ora non più piano,

quando arriva il vento

che travolge i sensi,

valanga dalla cima

che cerca il porto,

per venire assieme a te.

Tre vite

Dei miei 17 anni
che ho vissuto nell’incertezza del presente

Dei miei 37 anni
che ho guardato ridendo il futuro

Dei miei 57 anni
che ho fermato per guardarmi le spalle

Restano boccioli di rosa
che li racchiudono tutti assieme

Scrivo

Alighiero Boetti

Così resto,
in calma di vento,
sospeso nel movimento
tra il mare e la sabbia,
a fare ciò che il giorno
ancora mi ripete,
come vela alla deriva
come pietra senza tempo.
A cercar isole
per le mie spazzature,
in solitudine immerso
davanti a un telefono,
a tavola con un amico
per scambiar parole

Centro commerciale

 

Fiori inutili

si scuotono

nella plastica 

del centro commerciale 


Fatto di vetro 

cemento 

ferro

spazi vuoti


Al di là della rete

alberi incolti 

tra i sassi di un cantiere 

si muovono nel vento


Muri

di palazzi sventrati

decorati di cavi e erba malata

fanno loro compagnia. 


Lontano

vecchie case

tra capanni bordati di riflessi

parlano del tempo andato


Il brusio

di lingue straniere 

invade lo spazio

 nell’attesa della calma della sera 


In pausa

due commesse in giallo

fumano 

l’angolo della loro libertà