Surplace

Stato


Robert Motherwell - Malaga
 
Lento
si muove il tempo
Piano
si muovono i gesti
Sospesi
gli umani con i cani
Silenti
come in un coprifuoco
 
Bramose
le reti dei computer
Affannate
ricercano gli incontri
Violenta
la natura riprende
L’interrotto
sonno dei vecchi
 
Lontano
un violino in ottava
Distratta
fa danzare la morte

nove marzo duemilaventi (di Mariangela Gualtieri)

Stato

Pierre Soulages,Lithographie

 

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.

E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere –
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.

Adesso siamo a casa.

È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.

È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.

Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.

Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.

Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
 piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora –
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.

Piccoli fogli

Stato


Lucio Fontana, Taglio rosso

Piccoli fogli
raccolgono il segno
di vite sbandate
senza un disegno
 
Di dolore
e vergogna
per un amore carogna
che non ti lascia in pace
 
Di sorrisi
e speranze
raccolti in una stanza
e portati nel mondo
 
Schermi illuminati
giochi d’adolescente
che non vuole far niente
ma prova a volare
 
Ricordi di sogni
tracce accennate
romanzi a puntate
in cerca di senso
 
Parole d’inchiostro
tra lunghi silenzi
in piccoli fogli
bianchi, immensi

L’attesa

Stato


Grant Haffner

Ancora ti muovevi
rotolando
perché piccolina

Mi guardavi da dentro
con sguardo furtivo
(il tuo, di birichina)

Cercavi un abbraccio
per fermare 
l’impatto nel mondo

Cercavi i corpi caldi
generanti
in un segreto girotondo

Cercavi un nome
che tuo padre
ti accarezzasse attorno 

Per coprire la distanza 
di quella sottile,
momentanea lontananza.

 

                                          Per Alberto

 

Primavera

Alessandro Colonnetta, Campo di fiori sferzato dal vento

Gocce di nero
macchiano di inchiostro
le parole politiche
della mia cattiva gioventù.

E il rosso appare,
dei papaveri industriali
spazzati dalla pioggia
nei giorni d’estate.

E l’azzurro appare,
dei cieli del Nord
nei prati specchiati
di fronte al mare.

E il bianco appare,
dei gelsomini odoranti
mentre seduto, in ozio
sogno un altro sogno.

Festival della poesia a Mantova, maggio 2019

Ho partecipato alla quinta edizione del Premio Nazionale di Poesia “Terra di Virgilio” a Mantova e, con grande onore e emozione, nella sezione Vita di scienza e d’arte sono stato segnalato con la mia poesia Centro commerciale.

Nella sezione parallela, L’ozio degli attivi, dedicato a poeti che vivono in ambiti protetti (Comunità, carceri, strutture residenziali), mi ha colpito la poesia del secondo classificato, Roberto Cannavò, che vive nella casa di reclusione di Milano – Opera e lì frequenta il Laboratorio di Lettura e scrittura creativa.
Qui ve la propongo.

Nelle segrete giunture

Nelle segrete giunture
delle vene s’inasprisce
l’amaro.
La pioggia si dimena
nei corridoi lasciando
il passo all’immensità
del verso.

Stavolta piano

Egon Schiele: l’abbraccio

 

Piano,

stavolta piano,

perché il gemito

non diventi affanno,

perché la salita

diventi piano,

per tornare ancora da te.

Piano,

stavolta piano,

cercando il tempo

per sfiorarci,

cercando la bocca

per baciarci,

cercando i nostri corpi stesi

Piano,

stavolta piano,

perché l’onda 

ci sorprenda,

e di brividi attraversi

i nostri cuori affranti,

in cerca di un riparo.

Piano,

ma ora non più piano,

quando arriva il vento

che travolge i sensi,

valanga dalla cima

che cerca il porto,

per venire assieme a te.